Ci sono lettere che non partono mai. Restano in un cassetto, in gola, in fondo a una borsa. Hanno destinatari strani: la fretta, un no rimasto indietro, una sedia piena di vestiti.
Gli Echi sono queste lettere: pochi minuti di voce, i primi tre giovedì del mese, per le cose che tuttə portiamo dentro.
«Questa è una lettera che non ho mai spedito. Forse, in qualche modo, è anche tua.»
In ascolto
Qui le lettere, dalla più recente
- Gli Echi · Caro settembreArriva sempre con l’aria del primo giorno di scuola, le agende piene di buone intenzioni, la fretta di ricominciare tutto insieme. Questa lettera gli dice una cosa nuova: quest’anno il passo lo decido io.
- Gli Echi · Cara sedia dei vestitiIn quasi tutte le case c’è una sedia che nessuno ha mai assunto per quel lavoro: reggere le giornate che non abbiamo fatto in tempo a chiudere. Questa lettera è per lei e per chi vive più veloce di quanto riesce a riordinare.
- Gli Echi · Caro no che non ho dettoC’è un no rimasto in gola, travestito da sì gentile. Questa lettera gli dà finalmente la parola e gli promette che la prossima volta uscirà. Magari piano. Magari con la voce che trema.
- Gli Echi · Cara frettaC’è un’ospite che arriva ogni mattina prima della sveglia e decide il passo delle nostre giornate. Questa lettera le dice, con gentilezza, che ad agosto resta fuori dalla porta.
Le lettere nuove arrivano i primi tre giovedì del mese; l’ultimo giovedì, invece, si apre una Porta. Apri piano: le porte non si sfondano, si attraversano.