Podcast Le Porte del Se
Le Porte del Sé

Dove finiscono le parole: il corpo, la scena, la materia

C’è una frase che porto con me da anni, ed è la frase da cui, in fondo, è nato tutto questo progetto: ogni blocco psicologico è una storia che ha finito le parole.

La conosci, quella condizione. Hai già capito tutto: sai da dove viene, sai come si chiama, magari l’hai anche spiegato benissimo, aglə amicə, al terapeuta, a te stessə alle due di notte. E non cambia niente. La mente gira nei suoi loop come un criceto elegante: analizza, collega, giustifica. E intanto difende. Perché, lasciamelo dire con affetto, il «capire tutto» è una delle difese più raffinate che esistano: finché spiego, non sento.

Quando le parole finiscono, si cambia lingua

Quando le parole finiscono, ci sono due strade. Una è spingere ancora sulle parole: più analisi, più podcast motivazionali, più spiegazioni. L’altra è cambiare lingua. Ciò che la mente non sa più dire può essere dipinto, scritto, modellato, danzato, urlato o agito. È questa la strada di Echi del Sé, ed è la strada che oggi ti racconto, perché è la mia: io vengo anche dal teatro.

Il corpo parla per primo

Il teatro, in terapia, non è recitare. È quasi il contrario. Sulla scena (anche una scena piccolissima, un angolo di stanza, una sedia) succede una cosa che al tavolo non succede: il corpo parla per primo. Il corpo sa prima della mente. Prova a mettere in scena, anche solo per gioco, «quella che dice sempre di sì»: senti dove vanno le spalle, cosa fa la voce, dove finisce lo sguardo. Non lo stai descrivendo, lo stai abitando. E abitandolo, per la prima volta, lo puoi anche dis-abitare.

E poi c’è il paradosso più bello del teatro: la maschera non nasconde, rivela a distanza di sicurezza. Quando interpreti un ruolo, quando parli attraverso un personaggio, puoi dire verità che a voce nuda non passerebbero mai dalla gola. «Non sono io: è il personaggio», e intanto sei tu, più tu che mai, ma con un vaso attorno che rende la verità sostenibile. I bambini lo sanno perfettamente: quando giocano al «facciamo che io ero», stanno facendo esattamente questo. Il gioco è la prima psicoterapia dell’umanità.

La materia è la scena a portata di mano

E la materia? La materia è la scena a portata di mano. Quando impasti, strappi, incidi, anneghi le dita nella creta, quella tensione che tenevi nelle spalle passa alle mani, e dalle mani alla materia. E succede la cosa semplice e antichissima per cui esiste tutto questo lavoro: ciò che era dentro di te, ora sta davanti a te. Visibile. Tangibile. Trasformabile. Non sei più tu il vaso che rischia di rompersi: c’è un altro vaso, fuori, che contiene al posto tuo. Puoi girargli intorno, guardarlo da lontano, cambiarlo. Puoi, letteralmente, prendere posizione rispetto a lui.

Non serve saper disegnare

E adesso sgombriamo il campo dall’equivoco che sento più spesso: «ma io non so disegnare». «Non so recitare, mi vergogno». Ascoltami bene: non serve. Qui non c’è nessuna giuria, nessun pubblico da convincere, nessuna opera da appendere. Quello che fai nella materia e sulla scena non viene valutato: viene ascoltato. La creatività, in Echi del Sé, non è espressione artistica, è trasformazione psichica. Non è il talento di fare cose belle: è la capacità, che hai già, di dare forma a ciò che non aveva forma. L’unico requisito è essere vivə.

Anche per questo, ogni domenica, su Instagram, c’è L’Atanor del Sé: una piccola pratica creativa, materiali poveri, dieci minuti. Non per «fare arte»: per tenere il fuoco acceso sotto il vaso.

Il gesto e la Scintilla

Il gesto di questa settimana: la prossima volta che ti sorprendi a rimuginare (il criceto elegante che gira) prendi la prima materia che trovi: la mollica del pane, un foglio da strappare, un filo da annodare. E da’ forma al pensiero, senza deciderla prima. Trenta secondi. Poi guarda cosa è venuto fuori: non chiederti cosa significa. Chiediti solo com’è: pesante, teso, aggrovigliato, sorprendentemente leggero?

Qual è la cosa che hai spiegato mille volte, a te stessə o a chi ti ascolta, senza che spiegarla l’abbia mai cambiata di un millimetro? E se domani, invece di dirla… la facessi?

Giovedì si apre la prima porta ufficiale di questo podcast. Parleremo di una fatica particolare: quella che non si vede da fuori. Porta con te un foglio e una penna.

Apri piano.

Ascolta e continua

Ascolta Le Porte del Sé su Spotify: open.spotify.com/show/033QBY5JaTFrLLht0PfRFj

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L’Atanor del Sé, ogni domenica su Instagram: @echidelse

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