Non tutto, solo una cosa. I settembre che funzionano non sono rivoluzioni: sono un piccolo spostamento fatto sul serio.
-
-
Non i luoghi, quelli restano dove sono. Un ritmo, una leggerezza, un modo di stare a tavola. L’estate finisce, ma qualcosa può traslocare.
-
Piano per scelta: un caffè bevuto fino in fondo, una strada fatta a piedi senza telefono. La lentezza non è tempo perso: è il tempo che finalmente ci raggiunge.
-
Il corpo parla piano. La casa parla piano. Serve un momento fermo per sentirle, perché il rumore dei giorni le copre quasi sempre.
-
C’è una cosa che rimandiamo da così tanto che ha smesso di sembrare rimandata. Ormai sembra arredamento. Questa settimana prova solo a guardarla.
-
Una parola che abbiamo rovinato, le mani piene che non possono ricevere niente e la differenza fra lasciare e perdere.
-
Perché il blocco non va superato ma ascoltato, e cosa c’entrano un filo di cotone, un’ombra impastata a mano e un portone socchiuso.
-
Arriva sempre con l’aria del primo giorno di scuola, le agende piene di buone intenzioni, la fretta di ricominciare tutto insieme. Questa lettera gli dice una cosa nuova: quest’anno il passo lo decido io.
-
In quasi tutte le case c’è una sedia che nessuno ha mai assunto per quel lavoro: reggere le giornate che non abbiamo fatto in tempo a chiudere. Questa lettera è per lei e per chi vive più veloce di quanto riesce a riordinare.
-
C’è un no rimasto in gola, travestito da sì gentile. Questa lettera gli dà finalmente la parola e gli promette che la prossima volta uscirà. Magari piano. Magari con la voce che trema.