Lettera n. 2 de Gli Echi, le lettere mai spedite di Echi del Sé.
Questa è una lettera che non ho mai spedito. Forse, in qualche modo, è anche tua.
Caro no che non ho detto,
sei rimasto in gola quel giorno. Ti ho sentito salire, ti ho sentito prendere forma, poi ti ho travestito da sì. Un sì gentile, di quelli che non fanno rumore e non deludono nessuno. Tranne me.
Da allora abiti qui. Ti riconosco quando dico di sì troppo in fretta. Ti riconosco in quella stanchezza strana che arriva dopo certe telefonate. Ti riconosco la sera, quando ripasso le conversazioni e trovo il punto esatto in cui dovevi esserci tu.
Non ti scrivo per rimproverarmi. Lo so perché sei rimasto lì: volevi proteggere qualcosa. Una pace, un legame, un’idea di me che non sapevo ancora lasciare andare.
Ti scrivo per dirti che ti ho sentito. La prossima volta ti lascio uscire. Magari piano. Magari con la voce che trema. Ma esci.
Se questa lettera ti somiglia, adesso è tua. Io sono Ramona e questi sono Gli Echi, le lettere mai spedite di Echi del Sé.