Ogni casa ha una tazza così: la meno bella, la più usata. Questa lettera è per lei e per i segni che dicono che una cosa è stata vissuta.
-
-
Sembra una parola piccola finché resta dentro. Questa lettera prova a lasciarla uscire, perché le persone non sanno di mancarci se nessunə glielo dice.
-
Ha una cattiva fama: l’ansia del lunedì, la malinconia, le cose finite troppo in fretta. Questa lettera la guarda in un altro modo, come il momento in cui tutto rallenta davvero.
-
Pagine bianche, angoli intatti, l’odore delle cose non ancora successe. Questa lettera chiede all’agenda nuova una cosa diversa dal solito: qualche riga vuota per respirare.
-
C’è una frase piccola che resta sempre in gola: mi dai una mano? Questa lettera è per l’aiuto che non abbiamo chiesto e per chi dice sempre «faccio io».
-
Arriva sempre con l’aria del primo giorno di scuola, le agende piene di buone intenzioni, la fretta di ricominciare tutto insieme. Questa lettera gli dice una cosa nuova: quest’anno il passo lo decido io.
-
In quasi tutte le case c’è una sedia che nessuno ha mai assunto per quel lavoro: reggere le giornate che non abbiamo fatto in tempo a chiudere. Questa lettera è per lei e per chi vive più veloce di quanto riesce a riordinare.
-
C’è un no rimasto in gola, travestito da sì gentile. Questa lettera gli dà finalmente la parola e gli promette che la prossima volta uscirà. Magari piano. Magari con la voce che trema.
-
C’è un’ospite che arriva ogni mattina prima della sveglia e decide il passo delle nostre giornate. Questa lettera le dice, con gentilezza, che ad agosto resta fuori dalla porta.