Una parola che abbiamo rovinato, le mani piene che non possono ricevere niente e la differenza fra lasciare e perdere.
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Perché il blocco non va superato ma ascoltato, e cosa c’entrano un filo di cotone, un’ombra impastata a mano e un portone socchiuso.
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Arriva sempre con l’aria del primo giorno di scuola, le agende piene di buone intenzioni, la fretta di ricominciare tutto insieme. Questa lettera gli dice una cosa nuova: quest’anno il passo lo decido io.
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In quasi tutte le case c’è una sedia che nessuno ha mai assunto per quel lavoro: reggere le giornate che non abbiamo fatto in tempo a chiudere. Questa lettera è per lei e per chi vive più veloce di quanto riesce a riordinare.
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C’è un no rimasto in gola, travestito da sì gentile. Questa lettera gli dà finalmente la parola e gli promette che la prossima volta uscirà. Magari piano. Magari con la voce che trema.
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C’è un’ospite che arriva ogni mattina prima della sveglia e decide il passo delle nostre giornate. Questa lettera le dice, con gentilezza, che ad agosto resta fuori dalla porta.
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Ep. 1 di Le Porte del Sé. C'è una fatica che non ha applausi: quella di chi regge in silenzio. La attraversiamo con la Forza, il Guerriero e il mito di Amore e Psiche.
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Ogni blocco psicologico è una storia che ha finito le parole. Quando le parole finiscono si può cambiare linguaggio: il corpo, la scena, la materia. Perché in Echi del Sé la creatività è trasformazione psichica, non espressione artistica.
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Nessuna trasformazione avviene a cielo aperto: serve un vaso. Il Metodo ECO nei suoi quattro fondamenti, relazione, simbolo, materia, trasformazione, con il Campo Simbolico e la figura di chi custodisce.
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La parola più importante di tutta questa casa: l'Eco. Non è un ricordo, il ricordo lo racconti, l'Eco ti agisce. E non è un trauma da eliminare: ci sono anche echi luminosi. Tre storie per riconoscerli.